Questo sito usa cookie per fornirti un'esperienza migliore. Proseguendo la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra OK

Opportunità di mercato

 

Opportunità di mercato

Grado di apertura del Paese al Commercio Internazionale ed agli investimenti esteri

I rapporti commerciali tra i Territori Palestinesi ed il resto del mondo sono disciplinati da una serie di accordi preferenziali con i principali Paesi dell'area (accordo commerciale sottoscritto nel 1995 con la Giordania, nel 1997 con l'Egitto, nel 2004 con la Turchia e l'accordo "Great Arab Free Trade Area" sottoscritto nel 2000).

Secondo la regolamentazione introdotta dal Protocollo di Parigi che regola i rapporti economici tra Israele e i Palestinesi, concluso nell'aprile 1994, il regime israeliano sulle importazioni si applica anche ai Territori Palestinesi e per questo gli accordi commerciali bilaterali tra Israele ed i Paesi terzi sono applicabili anche nei Territori.

Sempre secondo il Protocollo di Parigi, i Territori Palestinesi sono inseriti nella cintura doganale israeliana. Cio' rende il controllo della destinazione finale delle merci difficilmente quantificabile. I dati relativi ai flussi commerciali in uscita ed in entrata dai Territori non riflettono pertanto il volume effettivo di merci scambiate e devono intendersi come meramente indicativi.

Secondo le ultime stime pubblicate nell'ultimo programma triennale di sviluppo economico, il "National Development Plan 2011-2013 - Establishing the State, Building our Future", tra il 1994 e il 2010 le esportazioni totali palestinesi sono diminuite, passando dal 14,6%  al 13,1% del PIL con un picco pari al 17,7% rilevato nel 2009. Tuttavia, le proiezioni piu' recenti, sempre da quanto reso noto dal programma triennale, sembrano indicare un parziale recupero delle esportazioni per il 2010. Nell stesso periodo, il valore delle importazioni ha superato il 70% del PIL attestandosi sul 65,4% nel 2010.

A sostegno  delle esportazioni palestinesi sul mercato europeo, l'accordo messo a punto tra la Commissione europea e l'Autorita' Nazionale Palestinese in materia di liberalizzazione di interscambio commerciale,  prevede che  i prodotti agricoli (anche trasformati) e della pesca provenienti dai Territori Palestinesi possano essere importati sul mercato europeo in regime di esenzione di dazi. L'accordo, che entrera' in vigore il 1 gennaio 2012, ha una durata di 10 anni e sara' soggetto a revisione 5 anni dopo la sua entrata in vigore.

La recente adozione di una diversa classificazione dei mercati regionali di destinazione dei prodotti palestinesi consente di evidenziare il flusso di merci diretto ai soli Paesi arabi, i quali venivano precedentemente raggruppati con l'area dei Paesi asiatici. Di contro, non e' piu' possibile determinare il flusso di merci dirette verso il mercato israeliano il quale e' stato unificato con l'area regionale asiatica. L'Europa e' pertanto diventata il secondo mercato di destinazione dei prodotti palestinesi seguita dai Paesi arabi, mentre al primo posto si trova ora l'area dei Paesi asiatici ivi incluso lo Stato di Israele.

Le prospettive di un futuro rilancio dell'economia della Striscia di Gaza, dove erano localizzate le principali industrie manifatturiere, la gran parte degli uffici del Ministero dell'Economia e una rilevante quota della produzione agricola palestinese, appaiono ancora di difficile realizzazione.

Soprattutto il protrarsi del blocco delle esportazioni da Gaza, il cui mercato e' tradizionalmente fortemente dipendente dal commercio internazionale rende la ripresa economica piu'ardua. Da quanto reso noto dalla Palestinian Federation of Industries (PIF), circa il 60% della produzione industriale di Gaza era destinato ai mercati esteri. In particolare, il 90% della produzione tessile, il 25% dell'arredo e il 70% dei beni alimentari industriali. I dati elaborati dall'ufficio delle Nazioni Unite ‘OCHA' (Office for co-ordination of Humanitarian Affairs) evidenziano che sul totale della capacita' produttiva agricola della Striscia di Gaza, pari a 280mila – 300mila tonnellate annue, circa un terzo veniva esportato. Sempre secondo la PIF, le restrizioni israeliane che impongono il blocco all'entrata di beni primari essenziali per i processi manifatturieri costituiscono il principale ostacolo alla produzione attestata ora sotto il 50% del suo potenziale. La ripresa dei flussi di esportazione e' quindi cruciale per la piu' generalizzata ripresa economica nonche' per l'occupazione. Si stima difatti, che il pieno dispiegamento del potenziale del settore delle esportazioni potrebbe condurre alla creazione di circa 30mila – 40mila nuovi posti di lavoro.

L'economia della Striscia potrebbe beneficiare non solo dalla ripresa dei flussi commerciali con i mercati esteri, ma anche del ripristino degli scambi economici e commerciali con il piu' florido mercato della Cisgiordania. Sopratutto le piccole e medie imprese, le quali costituiscono tradizionalmente la spina dorsale del settore produttivo di Gaza potrebbero beneficiarne.

E' necessario che gli sforzi intrapresi dall'ANP per sostenere l'apertura del mercato nazionale agli investimenti esteri e al commercio internazionale vengano affiancati da misure di natura strettamente burocratica in grado di facilitare i processi di sviluppo economico. In tal senso, l'Autorita' palestinese e' impegnata ad ottenere da Israele la concessione di visti multipli agli operatori internazionali ed arabi interessati ad investire nel mercato locale.


83