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Storia

 

Storia

Nel primo dopoguerra, l’avvio delle attività del Consolato Generale a Gerusalemme sancisce l’impegno italiano nella regione, nel quadro del mandato britannico, in linea di continuità con la storica presenza italiana in Terra Santa. È in quest’ottica, peraltro, che l’Italia (assieme a Francia, Spagna e Belgio, i c.d. Consolati latini) continua a esercitare ancora oggi un ruolo storico a tutela dei luoghi santi cattolici.

Dal 1948, dopo la fondazione dello Stato di Israele ed a conclusione del primo conflitto arabo-israeliano, il Consolato Generale a Gerusalemme – per l’Italia, così come per gli altri otto Paesi ivi già presenti con una propria rappresentanza consolare (Belgio, Spagna, Stati Uniti, Francia, Grecia, Regno Unito, Svezia, Turchia) – resta nella città, allora divisa tra israeliani e giordani, anche come espressione del “corpus separatum”. Con tale espressione ci si riferisce all’orientamento consolidato della Comunità internazionale, emerso a partire dal 1947 nel quadro delle Nazioni Unite, secondo il quale Gerusalemme resta un territorio sottratto alla sovranità delle Parti del conflitto, fino ad una regolamentazione consensuale del suo status, nel più ampio quadro dei negoziati di pace.

In particolare a partire dagli Accordi di Oslo dei primi anni ’90, per convenzione consolidata le rappresentanze consolari a Gerusalemme, fra cui quella italiana, svolgono anche una funzione di rappresentanza di fatto presso l’Autorità Palestinese. In questa veste, il Consolato Generale a Gerusalemme ha promosso e valorizzato la presenza italiana nei Territori Palestinesi e la collaborazione con gli Organi rappresentativi del popolo palestinese.


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